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Moda sostenibile è scegliere tessuti naturali

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Come già accennato in passato, l’industria della moda è quella che inquina di più, subito dopo il settore petrolifero, a causa dell’uso smisurato delle fibre plastiche nei capi di abbigliamento.

Le fibre plastiche sono state un’evoluzione importante nella produzione dei vestiti in quanto hanno permesso di realizzare tessuti dotati di elasticità, ma hanno creato alcuni problemi che analizzeremo in questo post.

Avete mai provato a confrontare tessuti naturali con i sintetici?

I tessuti naturali si presentano resistenti, con grande capacità di assorbire gli odori e preservano le loro caratteristiche al lavaggio.

I tessuti sintetici si presentano con buona elasticità, cattiva capacità di assorbire gli odori e si decompongono in piccoli pezzi durante il lavaggio.

Quando laviamo i nostri capi, i piccoli pezzi, noti come microplastiche, (talmente piccoli da non essere visibili ad occhio nudo) finiscono negli scarichi delle fogne e di conseguenza nel nostro mare.

In questo modo viene arrecato un danno notevole all’ecosistema marino, oggi non quantificabile, ma un domani, con strumenti adeguati, conosceremo il loro reale impatto sulle specie.

Il problema è più grave di quanto si possa pensare.

Non riguarda solo i pesci, ma anche l’uomo che si ciba del pescato che presenta tracce non solo di plastica, ma anche di mozziconi e packaging di ogni tipo.

Perché comprare tessuti naturali?

L’unica soluzione percorribile è ricorrere ai tessuti naturali estratti dalle piante e dagli animali:

  • Cotone
  • Lino
  • Canapa
  • Lana
  • Seta

Tuttavia, realizzare un tessuto naturale comporta largo uso di acqua, terreni coltivabili e aree destinate per l’allevamento di animali.

I tessuti sintetici, invece, sono ottenuti attraverso processi chimici derivati dalla lavorazione del petrolio.

Dal petrolio nasce la plastica usata per realizzare tessuti sintetici.

Quest’ultimi vengono modellati a piacimento per realizzare le fibre plastiche elastiche o rigide, delicate o ultraresistenti, colorate o trasparenti.

E i tessuti artificiali?

A complicare il quadro c’è una nuova categoria, oltre i tessuti naturali e sintetici: i tessuti artificiali.

Quest’ultimi sono ottenuti da materie prime rinnovabili come la cellulosa del legno, fibra di eucalipto e i linters di cotone.

Rappresentano una linea intermedia tra il naturale e il sintetico perché si parte da prodotti naturali che sono lavorati con processi chimici simili a quelli realizzati per dar vita alla carta.

Vengono preferiti per realizzare fibre malleabili al fine di creare capi più simili alle fibre plastiche.

I tessuti artificiali si presentano elastici, con cattiva capacità di assorbire odori e si decompongono durante il lavaggio.

Conclusioni

La soluzione per contrastare l’aumento della CO2 più efficace è rappresentata dall’uso di materia prima di origine naturale.

La materia prima artificiale può portare problemi alla nostra pelle a causa dei processi chimici necessari a realizzarla.

Infine, i tessuti sintetici vanno eliminate dal commercio a causa degli enormi danni che arrecano alla nostra salute, agli animali e all’ambiente.


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