I rischi idrogeologici dello sfruttamento della Terra

rischio idrogeologico

Il rischio idrogeologico è lo studio dei fenomeni che portano all’instabilità dei terreni ed a gravi conseguenze ambientali.

Le frane sono le manifestazioni idrogeologiche più intense e rappresentano le principali cause di pericolosità geologica quando coinvolgono città e infrastrutture.

Sono un problema ambientale globale e ci sono diversi esempi che hanno prodotto danni e perdite di vite umane.

Esempi di Conseguenze dello sfruttamento ambientale

Sono numerose le persone che almeno una volta nella vita si sono trovate alle prese con disastri geologici di varia natura come frane, smottamenti e terremoti.

Abbiamo perciò indagato su questi fenomeni prima di escogitare soluzioni a tali problematiche.

Alla cronaca recente risalta sicuramenta la colata di detriti del 1938 avvenuta in Giappone che provocò la morte di 600 persone e il disastro del Vajont dove 1.899 persone persero la vita per una frana.

Per far luce su questi disastri idrogeologici sono nati i sistemi di prevenzione del territorio.

Ciò comporta una analisi nuova dal punto di vista dell’urbanistica delle nostre città, ma anche socio-economica.

La natura complessa di questi eventi non consente approcci specifici per la difesa del singolo bene, ma trova una soluzione più efficace basata sull’ampia conoscenza del territorio.

La maggior parte dei fenomeni di dissesto idrogeologico hanno natura ricorrente, quindi si sono già verificati in passato, negli stessi siti, spesso con intensità uguale o superiore.

Cause

Le cause di questi fenomeni sono legate al cambiamento climatico, in seguito a danni dovuti a piogge accidentali.

Le precipitazioni intense spesso provocano movimenti di pendenza.

L’innalzamento dei flussi d’acqua di fiumi e torrenti che invade le città devastando il tutto, ma soprattutto nei luoghi montani la mancanza di alberi vicino i versanti.

La previsione del rischio di frane richiede la conoscenza della litologia, della morfologia e dell’idrogeologia dei versanti.

Non dovrebbe solo definire i livelli di pericolosità di un dato sito, ma anche e soprattutto anticiparne l’evoluzione nel tempo.

I cambiamenti di queste condizioni nel breve-medio termine possono attivare ad esempio frane da superficiali a mediamente profonde.

Di conseguenza, dovrebbero essere prese misure per mitigare i movimenti dei pendii e ridurre al minimo la capacità erosiva delle acque.

La biologia del suolo può soddisfare entrambe queste esigenze, con vantaggi funzionali ed ecologici: i materiali vegetali vivi hanno un alto potenziale antierosione, e sono rispettosi dell’ambiente.

Più alberi eliminano il rischio idrogeologico.

Movimenti gravitazionali ed eventi di precipitazione

Dal punto di vista dell’andamento delle precipitazioni in una data area, gli scenari che tipicamente innescano instabilità dei versanti possono essere riassunti come segue :

  • brevi periodi di pioggia, cioè raffiche molto intense precedute da precipitazioni accumulate significative;
  • brevi periodi di pioggia, cioè raffiche molto intense precedute da piogge cumulative moderate;
  • anni idrologici con elevati valori di piovosità totale, preceduti da precipitazioni significative cumulate su più anni;
  • anni idrologici con valori elevati di piovosità totale, preceduti da precipitazioni moderate cumulate su più anni.

Sono molto probabili instabilità diffuse di pendii poco profondi.

Infatti, una delle conseguenze più comuni ed a volte, tragiche di eventi meteorologici estremi è l’attivazione di numerose frane superficiali.

Le instabilità dei pendii poco profondi sono generalmente isolate.

Negli ultimi due casi, possono verificarsi instabilità di pendii da profondi a mediamente profondi.

Avvallamenti e urti spesso rendono i pendii soggetti a instabilità.

Troppo spesso, la mancanza di conoscenza delle questioni geologiche ha causato l’evoluzione delle precarie stabilità dei pendii in evidenti instabilità. 

Come migliorare la situazione?

Innanzitutto fondamentale il contributo della bioingegneria del suolo alla stabilizzazione dei pendii

L’evoluzione dei movimenti delle frane sono di fondamentale importanza per valutare il livello di pericolosità e stimare il rischio dell’area e pianificare le misure di bonifica più appropriate.

La vegetazione può migliorare la qualità, aumentando la stabilità del versante.

Inoltre, le radici delle piante possono trattenere e rinforzare il suolo.

L’erosione sui pendii denudati provoca un accumulo eccessivo di sedimenti sul fondovalle.

Tra le varie soluzioni offerte dalla bioingegneria del suolo, la rivegetazione è sicuramente quella che meglio protegge il suolo dall’erosione dovuta alla pioggia, sebbene un ruolo importante nella stabilizzazione del suolo sia svolto anche dall’azione consolidante delle radici delle piante.

Conclusioni

La valutazione dei rischi geo-ambientali ha suscitato negli ultimi decenni un interesse crescente in risposta a due esigenze:

  1. garantire un livello accettabile di rischio per insediamenti umani e industriali sia nuovi che esistenti
  2. proteggere i siti di valore sociale, artistico, culturale ed economico da eventi catastrofici.

Vale la pena sottolineare che qualsiasi azione umana tende a modificare il ritmo e la sequenza degli eventi naturali nell’ambiente circostante e che questi cambiamenti sono sempre più spesso irreversibili.

Inoltre, le comunità locali dovrebbero essere sensibilizzate ai rischi geo-ambientali, poiché l’indifferenza a questi problemi causa, sempre più spesso, non solo danni considerevoli a proprietà e infrastrutture, ma anche perdite di vite umane.

Data la loro alta frequenza e la rapida insorgenza, le frane rientrano tra i dissesti che possono sfociare in rilevanti problematiche geoambientali.

Da qui la necessità di mettere in atto programmi efficaci di rimboschimento e rivegetazione, sfruttando il potenziale delle tecniche di bioingegneria del suolo.

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