Amazzonia forest

Perché l’Amazzonia sta bruciando?

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L’Amazzonia è il polmone verde del nostro pianeta, che costituisce il 20% dell’ossigeno della Terra. Ricopre la maggior parte del nord-ovest del Brasile e si estende sul territorio della Colombia, del Perù e di altri paesi del Sud America.

È la più grande foresta pluviale del pianeta ed è famosa per la sua biodiversità. La attraversano migliaia di fiumi, tra cui l’immenso Rio delle Amazzoni. L’ossigeno della Terra è offerto per il 50% dalle foreste ed il 50% dagli oceani grazie al plancton e i microrganismi che lo compongono.

Gli incendi che hanno interessato dapprima Siberia, Canarie, Artico con conseguente scioglimento, ora stanno imperversando in Amazzonia.

Qual è la causa di questi incendi?

La natura degli incendi è principalmente dolosa, ad opera delle ONG secondo il Presidente brasiliano Bolsonaro. Ma non esiste una certezza assoluta sulla veridicità di queste informazioni, una cosa certa è che la deforestazione è cresciuta in maniera esponenziale con il suo governo come già discusso.

Invece, i documenti di Open Democracy mostrano come dietro gli incendi si possa celare la mano astuta del governatore brasiliano.

Qual è il piano di Bolsonaro?

Da una presentazione PowerPoint di febbraio è emerso il piano “Tripla A”(Amazzonia, Ande, Atlantico) inserito nel progetto “Calha Nord”. L’obiettivo mascherato è “rafforzare la presenza nazionale” (come citato nel documento) lungo il confine amazzonico considerato un punto vulnerabile nel territorio nazionale.

Bolsonaro vuole costruire una centrale idroelettrica sul Rio Trombetas, il ponte di Orbidos sul Rio delle Amazzoni, una strada la BR 153 fino al confine con il Suriname e rendere infine abitabile la zona dell’Amazzonia.

Il piano da attuare era di far cadere le responsabilità sulle ONG, a cui ha tagliato il 40% dei finanziamenti e di esercitare pressione mediatica per allontanare le popolazioni indigene che abitano il territorio.

Le cause della deforestazione

La ragione principale della deforestazione è legata alla crescita economica del Brasile spinta dall’agricoltura e dall’allevamento. Il Brasile è il primo produttore al mondo di carne bovina e di pollami.

L’aumento della produzione e la necessità di tanta carne richiede nuove aree coltivabili per la soia, il mangime usato in agricoltura. Infatti, molti prodotti sul mercato come carne, uova, latticini, biscotti riportano le indicazioni “può contenere tracce di soia”. Ogni anno nell’area amazzonica vengono distrutti oltre 1,5 milioni di ettari solo per la coltivazione della soia.

Il report del WWF sull’Amazzonia illustra in modo chiaro come il mercato mondiale eserciti una forte attrazione verso l’industria della carne dal Brasile.

L’Italia è uno dei principali importatori di carne dal Brasile, avendone acquistata per oltre 30 milioni di chili nel 2016 (30.000 tonnellate), stando ai dati di Coldiretti, che invita il governo a bloccare le importazioni dal paese sudamericano.

Le responsabilità dei fast food

Secondo una ricerca dell’organizzazione ambientalista Mighty Earth alcune aziende che si trovano tra i fornitori di Burger King (la nota catena di fast food) tra cui ADM, Cargill e Bunge, sono responsabili della distruzione delle foreste in Brasile e in America Latina.

Non solo! Stanno finanziando la costruzione di una nuova strada in questa regione (potrebbe corrispondere alla BR 153) e stanno dando supporto economico all’utilizzo di fertilizzanti che purtroppo indeboliscono questi delicati ecosistemi. Come riportato da Ambiente BIO , sono 700.000 gli ettari perduti dell’Amazzonia che sono scomparsi solo tra il 2011 e il 2015 per le coltivazioni di mangimi per gli allevamenti di Burger King soprattutto nell’area del Cerrado brasiliano.

Come possiamo salvare l’Amazzonia?

Smettere di comprare carne dal Brasile è un ottimo modo per cominciare. In linea generale essere vegani o limitare il consumo di carni in tutto il mondo è un grande inizio per fermare l’intensificazione delle aree coltivate a discapito delle foreste.

Quali conseguenze può portare la deforestazione in Brasile?

  • Lunghi periodi di siccità con variazione della distribuzione annuale delle precipitazioni piovose, come avviene in Iran;
  • Aumento dello scioglimento delle calotte polari e dei ghiacci perenni, del permafrost in Siberia;
  • Innalzamento del livello dei mari;
  • Incremento in frequenza e intensità dei fenomeni meteorologici estremi;
  • Perdita della biodiversità e dell’ecosistema;
  • Il Mediterraneo diventa una regione arida e tropicale, il che lo rende ancora più vulnerabile di fronte alla siccità e agli incendi boschivi;
  • Carenze idriche e diminuzione quantità del raccolto;

Ricordiamo sempre che con le nostre azioni si gioca il futuro della nostra umanità.


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