la vita ai poli

Vita ai poli: gli effetti del cambiamento climatico

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Come il cambiamento climatico influenza la vita delle specie ai due poli: in Artide (Polo nord) e in Antartide (Polo sud).

L’Artide è un territorio prettamente oceanico, ma che presenta anche catene montuose e terraferma ricche di foreste e tundra.

L’inverno è lungo e freddo, di solito l’estate è fresca , anche se quest’anno sono state toccate punte record di +38 gradi.

Questa temperatura ha superato di ben 18 volte la temperatura media del periodo estivo.

L’Antartico non se la passa meglio. Qui non ci sono foreste, ma solo masse di ghiaccio che si estendono sino al mare sotto forma di iceberg.

Le temperature sono più rigide specie in inverno, poichè il bianco delle calotte polari riflette la luce del sole raffreddando il pianeta e irradiando il calore fuori dalla superficie ghiacciata.

La temperatura massima registrata in estate di solito è -29 gradi, in inverno oscillano sui -50,60 gradi.

Ma quest’anno anche l’Antartide ha registrato temperature record un +18 gradi insolito che è una minaccia grave per le specie.

Scopriamo quali sono le specie che vivono ai poli.

La vita ai poli

Polo Nord (Artide)

Nelle isole Svalbard, a nord della Norvegia ci sono gli orsi polari che danno vita ultimamente a fenomeni di cannibalismo dovuti alla mancanza di cibo.

Il fabbisogno annuo di un orso prima che il ghiaccio si sciolga deve essere pari a 2/3. Le difficoltà di caccia alle foche è legata alla scomparsa di lastre di ghiaccio che rende complicata la loro vita.

Solo le piccole foche sono facile preda sempre a causa del cambiamento climatico. Infatti, prima i cuccioli di foca venivano nascosti in crinali di ghiaccio, ora alla mercé dei predatori.

Tuttavia, rappresentano cibo poco sostanzioso per garantire la loro sopravvivenza e quindi gli orsi polari specialmente negli ultimi anni muoiono. Inoltre, anche il numero di foche è diminuito drasticamente.

Gli orsi polari dipendono totalmente dai ghiacci e qualora sparissero non ci sarebbe più vita.

Nell’artico canadese ci sono i narvali che arrivano in questa regione aspettando una crepa nel ghiaccio per giungere ai territori di caccia spinti dalla sopravvivenza.

Invece, la costa nord-orientale Russa vive una situazione tragica: si addensano i trichechi. Più di 100000 esemplari sulla stessa spiaggia a causa del ritiro totale della banchisa, evento che non sarebbe accaduto anni fa.

Si scontrano e si feriscono tra loro per passare, una fuga da un predatore, la salita sulle catene montuose per evitare il caos della spiaggia: ecco le cause frequenti che stanno decimando la loro popolazione.

Luoghi in cui non dovevano essere, ma che per colpa del cambiamento climatico diventano unico rifugio…

Polo Sud (Antartide)

Le calotte sono spesse circa 4 km e nascondono sotto la loro superficie catene montuose e resti fossili di animali ormai estinti.

In primavera il ghiaccio si scioglie e la vita torna a prosperare.

La specie più diffusa sono i pinguini che vivono prettamente in mare, ma che tornano sulla terraferma per deporvi le uova. Poiché il ghiaccio è sempre meno, sono costretti a scalare le catene montuose per portare pasti ai piccoli e difendere le madri durante il concepimento.

Quando la luce filtra sotto il ghiaccio fioriscono le alghe che sono cibo per i crostacei, che a loro volta sono nutriente per i pinguini.

Più verso i tropici, c’è una popolazione di megattere, che si nutrono di tutto quello che le circonda, ingoiando spesso microplastiche che provocano la loro morte. Il divieto di caccia alle balene le ha salvaguardate, ma soffrono la carenza del loro cibo preferito: il krill.

Nella Georgia del sud ci sono i predatori specializzati nella caccia ai pinguini, le orche assassine, ma anche gli albatros che covano i loro pulcini.

La popolazione di albatros è diminuita del 40% a causa della mancanza di un posto sicuro dove tener nascosti i piccoli dalle prede.

Le foche marine sono quelle che se la passano meglio potendo dar caccia ai pinguini, numerosi del territorio e gli albatros.

Le temperature elevate però stanno alzando il livello del mare e comportando problemi per la nascita dei piccoli delle specie che mutano le abitudini per la sopravvivenza.

Conclusioni

Gli effetti sulla vita delle specie legati al cambiamento climatico sono evidenti e maggiori ai poli.

Durante i mesi estivi c’è -40% di ghiaccio rispetto al 1980.

Temperature superiori alle medie di 25-30 gradi rappresentano un rischio per le specie del territorio, ma anche per la nostra vita.

Infatti, lo scioglimento dei ghiacciai innalzerebbe il livello dei mari in maniera preoccupante.

Molte città sul livello del mare rischiano di finire sommerse, ad esempio Napoli e Venezia in Italia.

Le previsioni più ottimistiche parlano di 2100 in tal senso, ma i processi ambientali marciano molto più veloci di quanto si creda.

Nel giro di 3-4 anni rischiamo già di non avere ghiaccio nei periodi estivi alle due calotte polari.

Inoltre, la mancata superficie bianca riscalderebbe il pianeta notevolmente sforando gravemente i numeri dell’Accordo di Parigi.

Smettiamo di finanziare chi rovina la vita ai nostri poli e lucra sull’ambiente per arricchirsi.

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”

Toro Seduto

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